In data 1° luglio 2026 è entrato in vigore il nuovo scudo commerciale dell’Unione europea per il settore siderurgico con l’applicazione del nuovo Regolamento (UE) 2026/1384 e del relativo Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1457, pubblicato il 29 giugno 2026.

L’obiettivo strategico dichiarato dalla Commissione europea è chiaro: difendere le acciaierie europee e l’intera filiera a valle da importazioni incontrollate, alimentate da una sovracapacità produttiva globale, trainata principalmente dalla Cina.

La nuova normativa ridisegna profondamente i flussi di approvvigionamento attraverso tre interventi radicali:

  • soglie dimezzate: la quantità complessiva di acciaio importabile liberamente nell’Unione crolla del 47% su base annua rispetto al passato. Si passa da circa 39 milioni di tonnellate storiche a un tetto massimo di 18,34 milioni di tonnellate;
  • dazio raddoppiato per l’extra-quota: per le merci che superano i limiti stabiliti si applicherà un dazio ad valorem del 50%, il doppio rispetto al precedente del 25%;
  • copertura ad ampio raggio: la misura colpisce in modo dettagliato 26 distinte categorie di prodotti siderurgici.

Per le imprese italiane, l’avvio delle recenti misure rappresenta una novità complessa.

Se da un lato, i produttori nazionali di acciaio accolgono con favore uno scudo protettivo contro il dumping, dall’altro i grandi utilizzatori industriali a valle (automotive, elettrodomestici, edilizia) esprimono forte preoccupazione per possibili tensioni sui prezzi interni delle materie prime e per il rischio di scarsità nell’approvvigionamento di particolari leghe speciali.

Gli importatori pertanto dovranno pianificare con estrema precisione i propri ordini internazionali, monitorando in tempo reale lo stato di utilizzo dei contingenti nazionali per non imbattersi nella scure del dazio doganale al 50%.