In data 26 marzo 2026, il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto uno storico accordo su una riforma di vasta portata del Codice doganale dell’Unione, con l’obiettivo di adattare l’Unione doganale all’esplosione del e-commerce, di rafforzare i controlli sui beni che entrano nel mercato unico e di ridurre la frammentazione amministrativa, ormai insostenibile.

L’Unione doganale, in vigore dal 1968, è uno dei pilastri storici dell’integrazione europea: gli Stati membri applicano le stesse tariffe ai beni che arrivano da Paesi terzi e non impongono dazi tra di loro.

Tuttavia, il sistema attuale, disciplinato dal Codice doganale dell’Unione, entrato in vigore nel 2016, fatica sempre più a fronteggiare l’urto dei nuovi volumi commerciali, provenienti, in particolare, dal crescente utilizzo di piattaforme di acquisto online (nel 2025, circa 5,9 miliardi di
articoli a basso valore, oltre il 90% dei quali provenienti dalla Cina).

La necessità di questa riforma, proposta originariamente dalla Commissione nel maggio 2023, punta a digitalizzare e semplificare le procedure, riducendo i costi operativi e la frammentarietà amministrativa, che fino ad ora ha visto gli importatori interagire con 27 Autorità diverse e oltre
111 sistemi informatici, non sempre interconnessi.

La trasformazione in corso rappresenta, pertanto, una grande opportunità per le imprese che dovrebbero iniziare da subito a mappare i propri flussi logistici in ottica digitale: la riforma elimina gradualmente il concetto di “dichiarazione cartacea”, a favore di una trasmissione continua di dati.

L’iter legislativo, tuttavia, non è ancora concluso: nelle prossime settimane Parlamento e Consiglio europei dovranno definire alcuni dettagli tecnici prima dell’adozione definitiva della riforma.

Pilastro della riforma è la creazione di una nuova Autorità doganale dell’Unione europea (EUCA), con sede a Lille (Francia), che coordinerà le procedure doganali nei 27 Stati membri, migliorerà lo scambio di dati e concentrerà la gestione dei rischi a livello europeo.

L’EUCA assumerà il ruolo di centro di controllo operativo, gestendo il data hub e supportando gli Stati membri nella gestione del rischio a livello comunitario; questa autorità sarà fondamentale per prevenire il border shopping, ovvero la ricerca dei varchi doganali percepiti come meno rigorosi garantendo che l’Unione agisca come un’unica barriera contro le frodi e le merci pericolose.

Nell’ottica delle imprese, tale nuova entità dovrebbe essere vista non tanto come nuovo ente ispettivo, ma piuttosto quale punto di riferimento per ottenere standard interpretativi comuni. L’attività dell’EUCA sarà affiancata da una piattaforma centrale europea per i dati doganali, alla
quale le aziende dovranno trasmettere le informazioni una sola volta, senza passare attraverso più
sistemi nazionali.

Per gli spedizionieri, in particolare, ciò potrebbe rendere molto più semplici le procedure e più rapidi i tempi di sdoganamento.

Al precipitoso incremento delle spedizioni legate alle vendite online l’Ue risponde con diverse misure

  • abolizione dell’esenzione dai dazi doganali per le merci sotto €150,00;
  • introduzione di un dazio doganale forfettario di €3 da luglio 2026;
  • ulteriori commissioni di gestione entro e non oltre novembre 2026.

Le piattaforme online e i venditori a distanza saranno ora trattati legalmente come importatori, assumendosi la piena responsabilità per il pagamento dei dazi e la conformità dei prodotti alle norme Ue; dovranno fornire in anticipo le informazioni doganali e risponderanno della conformità.

L’obiettivo della riforma è dunque anche sociale: proteggere i cittadini europei da prodotti contraffatti, pericolosi o non rispondenti agli standard ambientali dell’Unione; i consumatori non avranno più “sorprese” al momento della consegna, poiché i dazi e l’Iva dovranno essere pagati al momento dell’acquisto sulla piattaforma, eliminando costi nascosti e complicazioni burocratiche per il destinatario finale.

In caso di violazioni sistematiche, possono scattare sanzioni fino al 6% del valore dell’importazione.

Allo stesso tempo, la riforma prevede agevolazioni per i cosiddetti operatori “Trust & Check”. Si tratta di un regime riservato agli operatori che sono in grado di garantire la massima trasparenza, concedendo alle Autorità l’accesso ai propri sistemi elettronici; in cambio, questi partner massimamente affidabili potranno importare merci senza interventi doganali attivi, pagando i dazi periodicamente e godendo di controlli minimi.

Per le aziende, che dovrebbero eseguire da subito un check-up dei propri sistemi di audit interno, ottenere lo status di Trust & Check non sarà solo un bollino di qualità, ma una nuova marcia per operare nell’ambito di una supply chain “just-in-time”, senza attriti e contestazioni doganali; programmi già esistenti, come lo status AEO, resteranno in vigore.

Per gli spedizionieri, la riforma presenta due facce: da un lato, vantaggi di efficienza (infrastruttura dati centrale e tempi potenzialmente più rapidi di sdoganamento); dall’altro lato, aumento della responsabilità, soprattutto nella rappresentanza doganale indiretta.

Questo ultimo è, infatti, l’aspetto in relazione al quale le associazioni di settore vedono i maggiori rischi, poiché il rappresentante doganale indiretto potrebbe essere considerato l’“unico responsabile”, anche se non ha alcuna influenza sulle informazioni effettivamente fornite o sul
contenuto della merce.

L’implementazione della riforma avverrà per fasi:
– le prime misure legate all’e-commerce entreranno in vigore dall’estate 2026;
– avvio dell’autorità doganale UE dal 2027;
– avvio della piattaforma dati per l’e-commerce dal 1° luglio 2028;
– apertura completa a tutte le aziende dal 2031;
– piena implementazione del sistema entro il 2034.